Dimenticherò questa giornata, considerandola nel suo complesso. Ma non dimenticherò i singoli eventi di oggi, alcune sensazioni delle quali mi lasceranno il segno indelebile nel mio inconscio.
Ma negli ultimi anni, anni di tortura psicologica, gli eventi spiacevoli, anche quelli fortemente scombussolanti, non sono mancati. Anzi, il crescere di queste sensazioni è diventato sempre più insopportabile. Un turbinio di sensazioni, che, molto spesso, accumulandosi, si è risolto in pianti liberatori. Piacevoli, queste scrosciate silenziose e singhiozzanti; altre volte erano cercate, ma non arrivavano, lasciando un senso di costipazione.
Oggi, tuttavia, per la prima volta, sotto la doccia, lo sfogo è stato doloroso. Confuso, singhiozzante, contorcente, interminabile. Alla base del cranio qualcosa non ha gradito le troppe angherie di destra e sinistra, di vicino e lontano, di sotto e di sopra.
Solo loro, piccole stelle nell'oscurità, sono bellissime. Il resto è brutto, stupido, massiccio, inutile. E per la gioia di averle piango.
Ma anche: pacca, pecche, ancoa, bacca, uovo, buo, chifo, brutta tu, pacche, Macca e occu, poio, peia, anatto, beia, boio, beie.
martedì 3 marzo 2015
giovedì 23 ottobre 2014
Il Nobel
"Abbiamo capito l'importanza delle penne e dei libri quando abbiamo visto le armi"
Malala - Nobel per la pace 2014.
giovedì 9 ottobre 2014
La codardia
codardìa s. f. [der. di coda, per calco del fr. ant. couard, der. di cou, forma ant. per queue «coda»; propr. «(animale) che tiene la coda bassa»]. – Comportamento da codardo, viltà, pusillanimità, ovvero di persona che viene meno ai proprî doveri o comunque evita di affrontare rischi o pericoli. In senso concr., azione codarda: Volse saper chi fosse quel codardo Che così avea al suo onor poco riguardo (Ariosto); i vili e codardi cittadini non ardirono di levarsi contra a’ tiranni (M. Villani)
Nel diritto penale militare, la codardia è un reato nel quale sono comprese tutte le violazioni ai proprî doveri determinate dal timore di un danno personale; può costituire circostanza aggravante.
Sinonimi: (agg.) imbelle, pauroso, pavido, pusillanime, vigliacco, vile; (s. m.) cacasotto, calabrache, (fam.) fifone.
martedì 2 settembre 2014
La solitudine/2
La solitudine più devastante non si avverte quando siamo da soli.
Ma quando ci troviamo con altre persone.
Persone che ci guardano, ma senza vederci.
Che ci sentono, ma senza ascoltarci.
O peggio, che ci giudicano, ma senza conoscerci.
venerdì 29 agosto 2014
Le formiche
Il giorno dopo tornavo sempre a controllare i formicai che avevo devastato. Con mia sorpresa - ma cosa non ti sorprende quando sei un bambino - notavo che le formiche non solo erano ancora lì, ma avevano ricostruito tutto, il buco, la montagnola di terra, le file disciplinate, i carichi. E se proprio avevo devastato la loro tana, l’avevano ricostruita, gemella, a pochi passi.
C’è sempre un nuovo inizio, sembravano dire. Se segui le regole, il lavoro, anche nel tuo piccolo, nel tuo essere formica, puoi sempre ricominciare, qualcosa di nuovo lo costruisci. Non c’è disgrazia che tenga. L’importante è svegliarsi dal torpore, non sbandare come ubriachi, fare il proprio dovere fino in fondo.
Puoi sempre ricominciare, dicono le formiche.
cit. Giacomo Di Girolamo
Il fallimento
Mi sento come in un brutto romanzo di Kafka. Mi rimproverano tutto. Ebbene lo ammetto: non sono perfetto. Tuttavia, non ha senso prendersela con me per sbagli che ho fatto in passato e, da cattiva moralista, fare sbagli peggiori su di me. Una specie di pena del contrapasso a distanza di tempo.
Però, ogni giorno, in maniera imprecisa (questo è da ammettere), ma comunque convinta, cerco di costruire, passettino dopo passettino, quello che tu vuoi, allontanandomi dal mondo in cui violentemente ti ho portato. In questo mondo io ti ci ho convinta a stare, ma non ti ho obbligato a rimanerci e, comunque, cerco sempre di capire il modo di farti sentire padrona (almeno della parte che ci compete), di assecondarti in tutte le tue scelte, anche in quelle che so non sono proprio tue, di annuire alle tue spropositate e contorte decisioni, di farti sempre contenta. Mai ti ho obbligato a seguirmi, mai ti ho costretto a fare qualcosa, prendere una via, bere un amaro calice. Mai ti ho trasmesso le mie paure, le mie ansie, mai i miei timori, le frustrazioni, le prepotenze che soffrivo.
Mai ti ho detto quanto certe scelte fossero torturanti, quanti problemi penso mi abbiano prodotto, quante volte ho sentito la mia dignita di uomo e di marito e di padre essere schiacciata, mai ti ho detto che mi sono sempre sentito in fondo a alla scala delle persone della tua via, dietro i tuoi oracoli, i preferiti, quelli che sono intoccabili e quelli che è sempre giusto quello che dicono. Questi ci sono stati sempre, sin dall'inizio del nostro rapporto.
Eppure a torto e senza mai dimostrami prove, mi hai rimproverato queste cose.
Mai fai un confronto con il legame spropositato che hai con la tua famiglia. Si, perchè per te è un rifugio.
Mai ti sei posta il problema di quando e quanto mi facessi sentire importante? Mai di quanto mi capissi? Mai di dirmi o dimostrami quanto mi amassi? Tutta ironia la mia; tuttavia questo hai sempre voluto che ti dimostrassi io! Io almeno ci tento, goffamente e mediocremente! Apprezza lo sforzo e il fatto che sono convinto che forse ho sbagliato. Ma tu?
Qeullo che capisco, perchè lo vivo quotidianamente, è che è difficile, doloroso, frustrante, cercare di volerti bene, cercare di farti contenta e di capirti e allo stesso tempo essere roso dal fatto che da parte tua è tutta necessità, non naturalezza.
lunedì 5 maggio 2014
Il leader
Quanti abbracci e quanti sorrisi. E mi fa sorridere soprattutto le somiglianze che tutti, anche lo stesso interessato, cercano di scovare tra i due leader. Entrambi "ce la possiamo fare!". Entrambi, giovani dentro e fuori. Entrambi democratici.
Tuttavia a parte la sontuosità mediatica degli incontri, nel giovanotto italiano ci sono poche cose del carisma del leader mondiale.
mercoledì 20 novembre 2013
Il giorno.
Un giorno di merd@, oggi. Da schifo il tempo, ti senti di schifo, novità di schifo. MA quello che veramente ti uccide, piano piano come i metalli pesanti, non è quello che ti succede all'esterno, ma quello che avviene nelle mura domestiche.
Sei solo, non sei capito, nessuno che ti ferma un attimo per dirti che hai, non-preoccuparti-ce-la-faremo, hai sempre me che ti sto vicina. Niente.
Anzi, aggingono merd@ a palate. Pretendono, ordinano, fanno ripicche, "funce" lunghe, attriti, sorrisini di sfottò...
L'età adulta me la immaginavo semplice, senza grandi progetti, serena, circondato da persone che mi considerassero, non mi torturassero. Ma se non vi piaccio come sono, non vi trattengo ne vi lego a me indissolubilmente: andatevene!
Sei solo, non sei capito, nessuno che ti ferma un attimo per dirti che hai, non-preoccuparti-ce-la-faremo, hai sempre me che ti sto vicina. Niente.
Anzi, aggingono merd@ a palate. Pretendono, ordinano, fanno ripicche, "funce" lunghe, attriti, sorrisini di sfottò...
L'età adulta me la immaginavo semplice, senza grandi progetti, serena, circondato da persone che mi considerassero, non mi torturassero. Ma se non vi piaccio come sono, non vi trattengo ne vi lego a me indissolubilmente: andatevene!
mercoledì 13 novembre 2013
Lo studio/3
Facebook
è sicuramente un nuovo modo di comunicare e relazionare, tuttavia è
sicuramente più adatto a fomentare populismi e qualunquismi.
Per
esempio un commento come quello nell'immagine precedente mi fa pensare,
alla luce del periodo storico che viviamo e per le caratteristiche
tipiche della società italiana, di avere ragione. Infatti un'analisi critica metterebbe in evidenza che:
1) è vero che l'intelligenza non
si studia; l'intelligenza, termine molto difficile da definire, è
qualcosa che si ha e che si può, tuttavia, migliorare o addirittura non
utilizzare, ma sicuramente esiste in molte forme e abilità.
2) chi è risucito a mettere su un'azienda od un'attività di successo economico non è sicuramente stupido, anzi è un persona con notevoli capacità imprenditoriali e relazionali (un altro aspetto dell'intelligenza, assieme a quello musicale, artistico, matematico, spaziale....);ha sicuramente un'ottima abilità a fare soldi;
3) tuttavia, per necessità pratiche, avrà indubbiamente avuto bisogno di persone laureate o almeno specializzate e con un minimo di istruzione comunque in grado di svolgere le mansioni che le venivano offerte; queste decine di lavoratori, più istruiti, che non si sono arricchiti come il loro datore di lavoro, non sono sicuramente più stupidi (anche se potrebbere benissimo esserlo). L'intelligenza non ha unità di misura, per cui non ha senso quantificarla in dollari o, tantomeno, in posti di lavoro prodotti.
4) Si confonde sempre (tipico del qualunquismo la mancanza di senso critico) l'avere con l'essere. A mio avviso essere e diventare non sono concetti equivalenti, come non lo sono essere e avere.
Io, comunque, preferirei essere (!) simile ad (o meglio, abile come) un van gogh, un gandhi, un camilleri, un dottorando in matematica, etc., che ad un bill gates.
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