Ma anche: pacca, pecche, ancoa, bacca, uovo, buo, chifo, brutta tu, pacche, Macca e occu, poio, peia, anatto, beia, boio, beie.
martedì 3 marzo 2015
Il rapporto
E' difficile descrivere lo sconforto che ti lascia il rapporto tra te e alcune persone. Sarà perchè ancora non sei maturo, abbastanza grande, non solo fisicamente, per affrontare, rispondere, superare, sconfiggere, rendersi indipendenti, superare l'oppressione, il senso di inferiorità e di sottomissione, il ritratto che hanno dipinto di te, il pagliaccetto da poppante con cui ti stanno soffocando... Dagli altri. Non solo almeno, ma da qualcuno piuttosto vicino. I genitori.
Devi fare questo, ricordati di quello, telefona, scrivi, paga. Colpa tua. Sei stupido. Asu.
Ma perchè continui? Quei pochi momenti in cui ti allontani, brevi ma rinfrescanti, ti bastano? E la condanna che viene dopo?
Piano piano il logorio ti rovinerà, rovinerà anche la parte migliore di te che di giorno in giorno stai maltrattando e dimenticando. Rovinerai anche quelli che ti stanno vicino e ti sopportano.
La coerenza
Essere coerenti non significa ripetere a papagallo le parole o gli scritti degli altri sull'amore, l'amicizia, la serietà, la dignità, la virilità. Significa mettere in pratica i concetti che la nostra coscienza reputa degni di nota. Seriamente, senza opportunismi.
Essere coerenti non significa imporre di cambiare il mondo agli altri additandoli di comportamenti "sbagliati", continuando nel nostro piccolo a "sbagliare" quotidianamente. A parte il fatto che i miglioramenti non avvengono istantaneamente dall'oggi al domani, tuttavia i comportamenti avventati o impulsivi non penso portino a cose migliori, ma a problemi peggiori. La spavalderia, verbale o nei fatti, richiede un minimo di riflessione, altrimenti si chiama cafonaggine.
Essere coerenti vuol dire essere saggi e intelligenti. Vuol dire pazientare e valutare; vuol dire non farsi prendere dagli impulsi o dalle facili speranze. Vuol dire voltarsi e tornare indietro. Vuol dire mettere da parte la propria superbia e ammettere gli sbagli. Vuol dire apprezzare la ricchezza che abbiamo, quello che ci basta veramente, la giusta misura nelle cose. Vuol dire non essere nè troppo moderni nè troppo antichi.
giovedì 23 ottobre 2014
Il Nobel
"Abbiamo capito l'importanza delle penne e dei libri quando abbiamo visto le armi"
Malala - Nobel per la pace 2014.
martedì 2 settembre 2014
La solitudine/2
La solitudine più devastante non si avverte quando siamo da soli.
Ma quando ci troviamo con altre persone.
Persone che ci guardano, ma senza vederci.
Che ci sentono, ma senza ascoltarci.
O peggio, che ci giudicano, ma senza conoscerci.
venerdì 29 agosto 2014
Le formiche
Il giorno dopo tornavo sempre a controllare i formicai che avevo devastato. Con mia sorpresa - ma cosa non ti sorprende quando sei un bambino - notavo che le formiche non solo erano ancora lì, ma avevano ricostruito tutto, il buco, la montagnola di terra, le file disciplinate, i carichi. E se proprio avevo devastato la loro tana, l’avevano ricostruita, gemella, a pochi passi.
C’è sempre un nuovo inizio, sembravano dire. Se segui le regole, il lavoro, anche nel tuo piccolo, nel tuo essere formica, puoi sempre ricominciare, qualcosa di nuovo lo costruisci. Non c’è disgrazia che tenga. L’importante è svegliarsi dal torpore, non sbandare come ubriachi, fare il proprio dovere fino in fondo.
Puoi sempre ricominciare, dicono le formiche.
Il fallimento
Mi sento come in un brutto romanzo di Kafka. Mi rimproverano tutto. Ebbene lo ammetto: non sono perfetto. Tuttavia, non ha senso prendersela con me per sbagli che ho fatto in passato e, da cattiva moralista, fare sbagli peggiori su di me. Una specie di pena del contrapasso a distanza di tempo.
Però, ogni giorno, in maniera imprecisa (questo è da ammettere), ma comunque convinta, cerco di costruire, passettino dopo passettino, quello che tu vuoi, allontanandomi dal mondo in cui violentemente ti ho portato. In questo mondo io ti ci ho convinta a stare, ma non ti ho obbligato a rimanerci e, comunque, cerco sempre di capire il modo di farti sentire padrona (almeno della parte che ci compete), di assecondarti in tutte le tue scelte, anche in quelle che so non sono proprio tue, di annuire alle tue spropositate e contorte decisioni, di farti sempre contenta. Mai ti ho obbligato a seguirmi, mai ti ho costretto a fare qualcosa, prendere una via, bere un amaro calice. Mai ti ho trasmesso le mie paure, le mie ansie, mai i miei timori, le frustrazioni, le prepotenze che soffrivo.
Mai ti ho detto quanto certe scelte fossero torturanti, quanti problemi penso mi abbiano prodotto, quante volte ho sentito la mia dignita di uomo e di marito e di padre essere schiacciata, mai ti ho detto che mi sono sempre sentito in fondo a alla scala delle persone della tua via, dietro i tuoi oracoli, i preferiti, quelli che sono intoccabili e quelli che è sempre giusto quello che dicono. Questi ci sono stati sempre, sin dall'inizio del nostro rapporto.
Eppure a torto e senza mai dimostrami prove, mi hai rimproverato queste cose.
Mai fai un confronto con il legame spropositato che hai con la tua famiglia. Si, perchè per te è un rifugio.
Mai ti sei posta il problema di quando e quanto mi facessi sentire importante? Mai di quanto mi capissi? Mai di dirmi o dimostrami quanto mi amassi? Tutta ironia la mia; tuttavia questo hai sempre voluto che ti dimostrassi io! Io almeno ci tento, goffamente e mediocremente! Apprezza lo sforzo e il fatto che sono convinto che forse ho sbagliato. Ma tu?
Qeullo che capisco, perchè lo vivo quotidianamente, è che è difficile, doloroso, frustrante, cercare di volerti bene, cercare di farti contenta e di capirti e allo stesso tempo essere roso dal fatto che da parte tua è tutta necessità, non naturalezza.
lunedì 5 maggio 2014
Il leader
Quanti abbracci e quanti sorrisi. E mi fa sorridere soprattutto le somiglianze che tutti, anche lo stesso interessato, cercano di scovare tra i due leader. Entrambi "ce la possiamo fare!". Entrambi, giovani dentro e fuori. Entrambi democratici.
Tuttavia a parte la sontuosità mediatica degli incontri, nel giovanotto italiano ci sono poche cose del carisma del leader mondiale.
martedì 6 agosto 2013
Il giudizio
Sei un adolescente e scopri come essenziale avere amici, tanti amici, ma avere anche molta considerazione dagli amici, essere considerato simpatico, socievole, il membro del gruppo, insomma. Poi trovi la ragazza: il turbinio di emozioni, la scoperta dell'amore fatta con piccoli passi, il capogiro provocato dai tabù, la sicurezza su quello che deve diventare, su come devi comportarti, come deve essere perfetto tutto, ordinato secondo costume, poetico secondo tradizione e reale secondo volontà. Tante sinapsi che ti portano a vedere il mondo piccolo, a non bastarti neanche la luna, se te la portassero su un piatto d'argento, a sentirti d'essere un leone inferocito.
Intanto cresci e il tempo avanza inesorabile, logorante. Crescono le tue insicurezze, compaiono le tue fobie; dentro, ma molto in fondo, la parte di te più autolesionista comincia pian piano a farsi sentire. Cerchi affonnosamente di diventare maturo, ma lentamente, scopri che sei come una barchetta nell'oceano, lontano da tutti, in balia dei pericoli, senza stelle che ti indichino la direzione. Constaterai più tardi che ti sei perso, nel mare della tua vita.
Ti ritrovi così ad essere un banale adulto, dove tutte le tue ambizioni più avveniristiche sono banali: una casa, una persona (magari una sola) che ti considera come qualcosa di interessante (neanche un "qualcuno"), un periodo di serenità, la salute per te e gli altri. Il desiderio più grande è la pace, ovvero la contemporanea e prolungata presenza di considerazione, stima; l'assenza di problemi, di confusione, di guai, di paure, l'appagamento di un lavoro decente e dignitoso oltrechè compatibile; la sensazione di ricevere affetto sincero e di sentirti importante a prescindere, non necessario per forza. Se, poi, gli estranei non ti considerano stupido, fallito, inutile, inaffidabile, ignorante... beh sarebbe il top.
Forse chiedi così troppo, chiedi molto di più di quello che prima era poco e forse normale. Tuttavia penso che basterebbe che tutti la finissero di sentirsi magistrati e formulare giudizi e sentenze, bastasse che tutti si facessero gli affari propri; in particolare, quelli più vicino a te, non penso che incontrerebbero molta fatica a cercare di capirti, ad accettarti per quello che sei, a starti vicino, anche se dai l'impressione di voler stare lontano, a dirti:"non preoccuparti, non succederà nulla di strano, tutto va bene così e anche se tutto non è perfetto tu sei meraviglioso, non avere confusione, ma prova a fare così e così, io ti starò vicino, sempre.". Basta solo questo, diventato adulto; niente soldi, niente potere, niente titoli o foto in prima pagina.
lunedì 8 luglio 2013
Lo studio/2
Studiare nobilita, fa sentire migliori, fa apprezzare ogni sacrificio immenso che si fa, ogni momento di ansia, la mancanza di pause e "ferie" vere e proprie è ripagata da una gratificazione che nessun lavoro può dare. Ogni sacrificio che si fa per lo studio è un'occasione fondamentale di crescita e le forze impiegate per raggiungere risultati scolastici e universitari sono tra le forze meglio incanalate della vita. Al diavolo il riscontro, quello sicuro verrá.
martedì 23 aprile 2013
Il nodo
Ti attanaglia la gola, quasi che ti renda difficile respirare. Tantissime situazioni da sbrigare, ma il numero o la loro banalità ti disarma, e non sai come iniziare, continuare e portare a termine. Ti sei perso, bloccato nella tua goffagine e banale sapienza. Ti senti inerme e inutile, e scorrono calde, senza senso.
Eppure eri una grande promessa, nutrivi grandi speranze, avevi dei sogni. Ora ci sono solo i sospiri, respiri angosciati di inedia.
Non ti mancano le opportunità, hai tante belle capacità, qualcuna non proprio comune, bravissimo in matematica e in analisi, appassionato dell'information technology, preparato in elettronica, telecomunicazioni, programmazione base e, per certi aspetti, avanzata. Eppure non combini nulla, ti rodi nelle vicende quotidiane, rosolato nell'indifferenza altrui, odiato, schifato, giudicato, sopportato. Pretendi tutto, però.
Lo sai quale potrebbe essere una via d'uscita: piano piano completa gli studi - sono pochi esami, suvvia - cercati un lavoro banale, anche insegnante, magari per cominciare, poi prendi coraggio e lanciati verso mondi più eccitanti. Sforzati, vinci te stesso, altrimenti, se continua così, sarà lui a vincere su di te.
giovedì 11 ottobre 2012
Il lottatore.
Arriva in auto il giovane lottatore; non come quella dell’uomo tigre, piccolina, grigia utilitaria comprata a rate. Ti ferma timidamente, chiedendoti la strada per raggiungere lo stesso posto dove stai andando tu. Solo che tu ci vai apposta per accompagnare tuo padre; lui, invece, per fatti personali.
Gentile, sorridente, ti ringrazia volentieri, chiudendo gli occhi prima di salutarti per dirigersi verso la sua metà. Arrivi prima tu, posteggi e scendi accompagnando il tuo vecchio verso quel postaccio.
Infine, lentamente, arriva lui. Il lottatore. Entra con movimenti disordinati, reggendosi malamente sulle stampelle; ma non cade mai, non cadrà mai. Prosegue testardamente verso una sedia e si siede, ma non per riposare, lui non è stanco. Solo che nella sua situazione, sa che deve aspettare.
La stanza è gremita di gente, con altri problemi e situazioni particolari; tutti ammassati come i condannati alla camera a gas in un lager; caldo di luglio, niente ambiente climatizzato; cento persone, tutte prenotate, anziani e giovani. Tutti lottatori.
Nella situazione particolare in cui versano tutti, è necessario per legge, riservare a tutti i lottatori un trattamento speciale e peculiare; non come tutte le persone normali, che si possono recare in qualsiasi ufficio decentrato per rinnovare la propria patente, espletando una semplice formalità, dopo un sommario controllo della vista e il pagamento obbligatorio di tasse e balzelli. No, ai lottatori è riservato un trattamento speciale: visite solo alla sede centrale, imposte e diritti più alti, certificati e referti, rigorosamente a pagamento e da esibire, prenotazione. Mica pizza e fichi.
Con la faccia tosta, l'ASP trapani si vanta della sua burocrazia deficiente, che obbliga tanti lottatori a prenotarsi, nel loro interesse, per armonizzare il flusso delle visite. Tutti stipati nel salone; molti seduti, ma tanti in piedi, accalcati. A gruppi di dieci ci chiamano per entrare in un corridoio, anticamera della sala visite. E’ lì che il massimo dell’armonia e della prepotenza si manifesta; una sordida porticina ogni tanto si apre, esalando verso quell’ambiente infame, un lezzo viscerale da caserma preunitaria. Qualcuno ironizza, dicendo che si tratta di un test delle capacità polmonari e olfattive dei presenti; altri esclamano che serva a misurare l’autocontrollo nervoso: una sorta di pre-visita, un modo per velocizzare l’armonia.
E finalmente, si entra. Sette persone, difficilmente qualificabili, seduti dietro una serie rettilinea di banchetti di scuola che ti ascolta e osserva; tra tutti un colonnello, niente di meno. Non ti chiedono niente, perché nella loro onniveggenza sanno tutto e certificano tutto. Hai sbagliato tu ad esibire cartacce, perché non se ne sarebbero accorti che avresti dovuto presentarli e ti sarebbe toccato una validità più lunga.
La visita termina lì, dopo il blando accertamento della vista e la lettura delle carte inchiostrate. L’iter continua, spostandosi in un altra non affollata stanzetta, popolata e pensata per l’apposizione delle firme e la stretta di mano di rito.
Quando usciamo da quel postaccio, notiamo che anche il lottatore ha finito la propria visita; procede disordinatamente, ma con procedere violento e deciso, con lo sguardo basso, lottando fieramente contro la natura matrigna e la società blasfema. A differenza di tutti gli uomini normali, egli, alla fine, sarà un vincitore nella gara della vita.
mercoledì 16 maggio 2012
Il rilievo.
Nel senso che non ti permette di scaricare l'angoscia per quello che hai vissuto.
Scrivere non è nemmeno scaramantico.
Nel senso che cioò che racconti potrebbe accadere e accadere, sempre.
Scrivere, invece, è per ricordare; chissà, forse l'intelletto, scrivendo e fissando il ricordo, nella carta e nella mente, potrà meglio capire cosa produce certi eventi e cosa occorre fare per migliorarne il corso.
Ebbene, oggi, in mattinata, scade il bando per la partecipazione ad una procedura aperta per un incarico professionale. Tante parolone per dire che, dopo quattro anni, arriva la (blanda) speranza per un incarico professionale, o meglio, la possibilità di partecipare ad una gara per ottenere, eventualmente, un incarico.
Bello. Peccato non potervi partecipare, perchè, insito tra i requisiti, c'è sempre qualcosa che viene chiesto troppo in là per i nostri scarnificati curricula. Mai una volta che vi sia qualcosa adatta e bastevole per fare un piccolo salto di qualità; un piccolo spostamento che potrebbe precludere altri spostamenti, altre gratificazioni.
Niente tutto fermo; fallimento monumentale, appena sfiorato da una brezza lieve che non può scalfirlo.
sabato 12 maggio 2012
Il giudizio.
prima di criticare il mio carattere,
prima di biasimare le mie scelte,
mettiti le mie scarpe,
percorri la stessa strada che ho percorso io,
vivi i miei dubbi,
immagina le mie risate,
prova le mie ansie e le mie fobie,
privati di quello che non ho.
Prima di assurgerti a moralista,
prima di professarti come supremo magistrato,
prima di peccare di incoerenza,
vivi gli anni che ho vissuto io,
cadi là dove sono caduto io,
affronta il muro di gomma
di giudizi e pregiudizi,
di sentenze e morali,
di acidità e antipatie,
di scrupoli e ignoranza,
su cui sbatto io ogni giorno.
Allora, sarai pronto per
ipotizzare una considerazione sugli altri.
Buona fortuna!
venerdì 15 aprile 2011
Stay human.
Non c'è altro da dire. La sorpresa, la commozione che questa atrocità, commessa in pochissimo tempo con molta ma molta stupidità e ferocia, mi lascia sbigottito; trattengo a stento le lacrime.Non lo conoscevo, nemmeno conosco e capisco cosa vuol dire fare il lavoro che faceva lui.
Nonostante tutto, quanto gli è accaduto mi ha colpito; mi ha colpito come degli animali del tipo 'homo sapiens' hanno barbaramente ucciso un essere umano che impiegava il suo tempo e le sue energie per migliorare e confortare la vita di altre persone, insegnando a tutti, anche a quelli come i suoi carnefici, cosa significa umanità, democrazia, felicità.
E quelli per tutta risposta lo hanno ucciso.
Restiamo umani, che è meglio.
PS: da visitare http://guerrillaradio.iobloggo.com
martedì 21 dicembre 2010
Il potere

"Non voglio dire che ci sia una catena di ordini da Hillary Clinton fino a un giornalista che lavora al Guardian: le cose non funzionano così nel mondo reale. Ma il grande potere crea un ambiente nel quale gli individui percepiscono ciò che vuole il potere e se ne nutrono. Anche senza istruzioni dirette, ogni individuo percepisce in quale modo agire per massimizzare i suoi interessi. Ambizioni di carriera, fama, mantenere e creare alleanze, fare dei favori ad amici, parenti, o membri di uno stesso partito... Fare le cose per paura, senza che te le abbiano chieste... Tutte queste cose creano un ambiente"
Intervista a Julian Assange di Joseba Elola per "El Pais".



